[agenda nautica]
la storia del capo dei sognatori e della regina giocasta
 





20/10/2004

 Mi tira per un braccio, mi morsica una caviglia, mi tira per l’altro braccio, si appoggia al bordo del letto,  si veste, mi porge i miei vestiti sperando che io li indossi, temporeggio rotolandomi nelle lenzuola, nascondendomi dietro al cuscino. È ora di cena e io non ho una mezza voglia di saltare fuori da quel letto, lui è in piedi e vaga affamato per la stanza poi mi dice : “io vado a cena anche se tu non vieni”.  Se fosse per me starei a letto anche senza cena. Scatto in piedi, mi vesto in tre secondi e sono pronta. Jeans scarpe da ginna bianche e maglione a trecce grigio che mi ha fatto mia nonna, sembro un uomo, se non fosse per la coda di cavallo. Scendiamo in strada che bella questa città adesso ancora di piu, non mi aveva mai visto con lui, lui che non era il mio ex. Me lo prendo per mano  felice come una pasqua guardo la gente che incrociamo per strada. E penso “guardate con chi sono io!!” Troviamo un ristorantino, lui non mangia i pomodori, non gli piacciono, bisteccona e insalata, poi piatto tipico della città. Non so in che  stato sono, che occhiaie da paura forse ho, che capelli spettinati ho, che  cosa penso di me, che nome aveva questa situazione, che rapporto c’era tra di noi. Non mi è passata nemmeno per un secondo il problema per il cervello, non mi interessava, non importava.  Ero solo io con lui. lui con me. Mangiavamo parlavamo ci guardavamo. Camminando sul ciottolato levigato gli racconto della chiesa in piazza, degli affreschi sul portico, del perche ci sono sette chiese in una.  Lui mi ascolta, siamo sempre per mano, mi piace camminare con lui, tenermelo per mano. Mi racconta un po di lui, mi fa ridere con gli aneddoti della barca e degli amici,  io gli racconto i luoghi che conosco. Ho camminato tante volte per queste strade, con le mie amiche per andare da una lezione all’altra per gli esami, queste strade rihanno visto di giorno con i libri mentre correvo  per andare a prendere l’ultimo treno che se lo perdevo mi  dovevo fare ospitare dalle mie amiche, mi hanno visto camminare con lui e non se lo devono scordare questi muri, questi ciottoli del pavimento.. Poi verso l’una di notte torniamo in albergo, laviamo i denti e via sotto le coperte, ho lui alla mia destra. Non sono agitata, non sembra voglia uccidermi di notte, non sembra voglia rapinarmi. Come se fosse mio fratello mi sdraio a fianco e mi giro e in meno che non si dica mi addormento senza troppi problemi.

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15/10/2004

Ho i baffi coperti di zucchero a velo, è pomeriggio, non abbiamo pranzato,  la sonno si fa sentire, la città si illumina per la sera e dalla finestra si sentono le macchine della gente che torna a casa dal lavoro.  Solitamente a quest’ora in questa città sarei in università o dalle mie amiche a bere il te e fumare paglie. Ricordo che aveva provato a chiedermi se volevo andare a pranzo visto che era ora ma poi siamo rimasti a parlare.  Mi squilla il telefono rimasto sulla poltrona vicino alla finestra tutto il tempo,  muto.  “pronto??…ciao! …si sono viva vecchia!! Sono in albergo, no non ho fatto niente…!” rido al telefono “tutto a posto,  tutto ok. Ciao” era la mia amica dalla Germania, l’unica che sapeva della tresca  e si è assicurata che fossi ancora viva dopo l’incontro con lo sconosciuto. Aveva fantasticato  su cosa mi sarebbe potuto succedere incontrando lui. Magari non era solo e aveva portato rinforzi, magari mi derubava, magari mi rapiva, magari mi violentava, magari mi  tirava un bidone e non veniva, magari era una donna. Magari tutto poteva succedere. Le aveva pensate tutte.  Anche io ma la forza, il potere dell’incoscienza era piu forte.  Se sapesse cosa avremmo dovuto fare…invece che andare a comprare bicchieri, candele ghiaccio e collirio per gli occhi, invece che stare qui a  mangiar paste, bere vino e raccontarcela. Appoggio il telefono di fianco alla candela accesa che abbiamo comperato  di mattina, mi tolgo i pantaloni, mi infilo sotto le coperte e mi appoggio sul cuscino con la guancia. Lui si sdraia a fianco ma sopra le coperte. Sorrido e parliamo di baci. Sottovoce. In penombra.  Poi non ricordo come mi sposta le mutande e mi piace ma tanto ma tanto. 

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03/10/2004

È  difficile raccontare emozioni provate con la pelle e con gli occhi, con la bocca e con il corpo. Con la  mente soprattutto, perchè mi sento in un altro mondo non mi sembra neanche di conoscere una persona cosi, ora l’ho toccata, ho toccato la sua pelle, ho toccatole sue dita, quelle che usava per scrivere sulla tastiera  le lettere che io leggevo sul mio schermo, parlato con  una voce che ho letto. Che non ho immaginato.  Difficile ma ci provo.  Abbiamo fatto colazione in un bel bar in mezzo alla gente in mezzo a tanti sconosciuti come forse lo eravamo noi, ma ero felice felice e contenta. Come una pasqua. Ero un pò tesa certo, ma felice e pronta a tutto. Una pistola. Mentre beveva il cappuccino e io la spremuta  lui fumava, alla mattina pensavo ma come fa??, ci guardavamo ridevamo e ci guardavamo poi ridevamo e camminavamo io con il mio zaino lui che me lo voleva tenere, non grazie che se mi viene da scappare e cambio idea sono più comoda ad averlo gia indossato,  ci guardavamo per la strada mentre camminavamo  dei momenti senza dire niente, solo di sfuggita ma la voglia di piantarsi l’uno di fronte all’ altro per capire e curiosare dentro era tanta. Almeno la mia. Ma rimanevo sul vago. Cercavo d trattenermi. Poi abbiamo  trovato un albergo per la notte. Io non sapevo ancora se avrei dormito con lui o no.   Saliamo in camera, appoggiamo gli zaini io mi fiondo in bagno a vedere come sono le condizioni e dare una lavata i bicchieri col calice che abbiamo appena comperato.  La camera non è quello che si direbbe un nido d’amore, anzi d’amore si ma di quello che dura pochi minuti. Tira fuori la bottiglia di vino  il ghiaccio secco i bicchieri lavati, le 8 paste che abbiamo preso e brindiamo, io intanto mi tolgo le scarpe, mi levo la giacca, e mi metto a gambe incrociate in mezzo al  lettone. E sto a vedere cosa succede con  il bicchiere in mano. Lui si mette a sedere di traverso sul letto e con le ginocchia su e i piedi giu. Lo interpreto come un segno di rispetto e non invadenza. Lo guardo  in quella stana posizione con il bicchiere sottile nella manona.  Parla poi va verso la finestra, parla di lui della sua famiglia, di alcune cose che ci eravamo detti,  non ci tocchiamo siamo lontani.  Poi  dice che ha qualcosa per me.  Mi da due buste di plastica e dice che non sapeva la taglia allora ha preso la M. Come se fosse babbonatale mi tolgo la mia maglia nera  e mi infilo una delle due magliette che mi ha preso. “vanno bene” dico  “grazie!!”. “Prego” dice lui e mi dice che le ha prese alle ultime regate. Mi racconta mentre io intanto ascolto con gli occhi mentre lo zucchero a velo delle paste mi cade sui pantaloni mentre le addento. Che scena. Due sconosciuti in una stanza d’ albergo a  banchettare e  fare festa scambiandosi doni.   Anche io ho qualcosa per lui.  Ho incartato una agenda moleskine con una carta dipinta da me, aperta diventa un quadro. Un supporto per i pensieri che solo lui può leggere.

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14/09/2004

14/09/2004

Poi vado in casa, preparo lo zaino con due cose per il giorno dopo, starò a dormire in albergo con lui o andrò in appartamento dalle mie amiche come faccio quando sto fuori casa a dormire??non lo so, se saro ancora viva lo deciderò al momento.
Mattina presto, nebbiolina, umidiccio, giacchetta e zaino, biglietto del tram in mano e occhiali da vista inforcati, ecco il mio equipaggiamento. Niente libro per il viaggio in treno, non riuscirei a leggere e comunque non ne ho voglia. Sono seduta sulla panchina di legno della fermata sono circa le 6:40 della mattina, tutto tace anche il sole indora appena le foglioline autunnali delle betulle, lo chiamo “stopartendo…sto tremando” un po di freddo un po di paura. Mi dice che è arrivato di notte ma tutti gli alberghi che ha contattato sono pieni perché c’è una fiera nella zona e ha dormito in macchina, il nostro programma va a in fumo. Adesso sarà tutto improvvisato e libero, piu divertente, tutto da riprogrammare e da rivivere. Meglio. Sono tranquilla. Mi scappa un sorriso. Prima ero tesa. arriva il tram. Lo saluto e gli dico che lo richiamo quando arrivo nella stazione della città dove abbiamo appuntamento. le autoreggenti che mi sono messa non stanno facendo il loro mestiere e continuano a dare segni di cedimento anche mentre faccio i due passi per salire sul tram, tra una calza giu e una su.
Arrivo in stazione, prendo il treno viaggio, scendo, bellissima sempre la mattina presto, mipiace un sacco questa città, la gente, piena sempre di tutti, il suo odore, le macchie messe storte e la fila dei taxi… lo chiamo “sono in stazione te dove sei? Vengo io dove sei te dimmi dove sei”
- “non lo so dove sono”
- “dimmi il nome di una via che lo so io”
- “non la so la via, è tutta mattina che giro per gli alberghi ti tico un hotel..”
- “ecco dimmi un’hotel!!” poi penso ma per chi mi ha preso per uno stradario?? Comunque capisco dove si trova e gli dico di fermarsi li davanti e di veder se c’è un teatro.
- “si, c’è un teatro!! Brava!!” è bello sentirsi apprezzata di mattina alle 7:48. intanto io continuo a camminare cercando di dirigermi verso il luogo con un amano all’orecchio per il telefono e l’altra premuta sul davanti della coscia perche mi cadono le autoreggenti, tutto questo con lo zaino in spalla e mille persone intorno che vanno a lavorare, che corrono di qua e di la, quelli che non hanno niente da fare e sene stanno impalti a vedere l’altra gente correre, quelli che mangiano al bar tutti ammassati, quelli che si chiamano pankalbestia che gironzolano con i loro cani che non abbaiano mai… capisco che non posso camminare e tenermi su le autoreggenti alo stesso tempo e sempre al telefono con lui mi siedo stremata, mezzora a cercare di  tenrsi su le autoreggenti con una mano sola non è il massimo della scioltezza.., su una panchima nel centro della piazza davanti alla stazione indecisa come risolvere la questione. Dopo vari tentativi-nonchalansc di stringimento e alzamento calze, camminata con calze completamente scivolate sopra gli stivali , sguardi di gente unpo alibita all amia vista,  vari tentativi di camminata morbida per non fare muovere il muscolo ma , sai com'è la carne è carne e si muove, capisco che è ora di agire. Telefono in una mano e aria nell’altra, mi dirigo nei gabinetti appena puliti dalle signore delle pulizie, scelgo il piu isolato, il meno frequentato, il piu indisturbato mi chiudo velocemente dentro e sempre con una mano sola e cercando di appoggiare il meno possibile qualsiasi cosa per terra, mi sfilo calze, stivali e mi infilo un paio di comodi collant neri belli coprenti.  Tutto questo sempre al telefono con luiparlando del piu e del meno e ridendo. Mi sento bene e adesso posso correre da lui. Esulto per telefone mentre lui mi chede cosa sto combinando e perchenonsono ancora arrivata. Sapesse…Mi dice che ha una bottiglia di vino in macchina ma se la vogliamo bere serve il chiaccio e prova ad andarlo a cercare, ma dove vai gli dico io, lo comprio io nella farmacia della stazione, il ghiaccio secco!! Che genio! poi esco mi avvio veloce lungo la strada che ho percorso mille volte, tutto mi rassicura, ma mi scoppia il cuore, sono agitata cerco di non correre perchè ho lo zaino e traballerei tutta, cammino veliccissimanete. Gli dico di aspettarmi davanti al teatro che tra 10 minuti arrivo. Mi riconoscerà perché chi è che si ferma davanti al teatro alla mattina presto, intanto si sono fatte le 8:30,. Cammino cammino non vedo nemmeno la gente passare andare in su e in giu sotto il portico che ho fatto  mille volte,  cammino veloce, cammino cammino cammino cammino. Arrivo. Mi guardo intorno. Lo chiamo “dove sei” “dove sei tu” mi dice “dal teatro sotto il portico” “ok ti ho visto” mi dice. Resto immobile. Dall’altra parte della strada vedo una massa di gente che attraversa la strada, mi giro, che paura!!! Non so!! Poi mi rigiro e vedo che uno mi guarda. Eccolo. Ciao entrambi insieme, mano e occhi puntati l’uno sull’altra. Sorrido. Sorridiamo insieme. Cerco di riconoscere la voce. Finalmente. Mi scoppia il cuore.








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01/09/2004

Notte, sono appena tornata e sono ancora in macchina che parcheggio,  sono stanca, ho studiato tanto,  ho la testa piena di cose, mi piace questa sensazione, di avere mille cose dentro. Il tel vibra. È lui.  Avevo proprio voglia di sentirlo. La sua voce di notte mi piace.  Domani ci vediamo.  Guardo il cielo e provo a capire che tempo farà. Lui parte adesso, sono le 23:30 di sera, per essere gia li domani e domani mattina  io entro in camera e succeda quel che succeda. Mi dice il suo cognome cosi so di chi devo chiedere domani in albergo.  Sono un po agitata ma non tanto come forse dovrei. Ci salutiamo con un bacio per tel  e…a domani.  Mi ha tenuto al telefono mentre preparava le ultime cose per partire e io non vorrei mai staccarmi  da lui. Dalle sue parole. E dalle cose che dice. Mi piace e ho  volgia di fare quello che sto per fare.

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25/08/2004

Sono curiosa di conoscere  chi non si fidava di  quello che gl’iscrivevo mi sfuggiva e  non voleva parlarmi,   come una bolla di sapone resta tale fino a quando non si tocca. il contatto con la realtà la distrugge, forse andrà così,  forse ognuno di noi cosa si immagina cosa si aspetta.  Tu quello che  non mi voleva parlare, sono curiosa di vedere cosa succede  dal vero e vedere cosa ci si dice, magari ci rompiamo le scatole dopo mezz’ora e  ognuno  scappa nella propria macchina contento di tornare a casa alle cose conosciute da tempo.  La consapevolezza di averci  provato, di avere tentato di sfidare la fortuna nonostante l’avvertimento  implicito “cattivo presagio”  che suggerivi… la tentazione di innamorarmi della situazione è forte ma quando ti vedrò è probabile che tutto svanisca.  Vorrei continuare a sognare a immaginarti come non so. Lo foto che mi hai mandato è un optional,  per me non sei così. Mi viene difficile abbinare la tua  personalità a quella foto. Irragionevole vero? Purtroppo è così.

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10/08/2004

Lettera a cattivo presagio:

Io non so chi sei, se mi piace, non ti ho mai visto,ma so solo che mi devo trattenere, non capisco, forse la mia voglia di  fuggire sta uscendo fuori e tu sei uno dei tanti con cui la potrei soddisfare, calmare. Non so se ci vedremo, non so se ci incontreremo prima che tu parta per il mare, non so se ti spedirò  la foto del mio viso, non so se ti spedirò la foto delle mie mani, non so se ci vedremo  quando tornerai  sulla terra ferma italiana, per ora  non voglio sapere, dovrei preoccuparmi di come  faremo finire o iniziare questa storia, ma non lo faccio tutte le volte che ho programmato qualcosa è andata in modo diverso oppure  io non ero felice perché mi sembrava  una cosa gia vissuta, gia accaduta senza spontaneità e verità.  Reale ma preparata.  Sono paranoie  da 25 enne sotto esame  d’inglese.  Ma io  sono questo. Non sono sposata quindi non me ne  vado di notte mentre dormi, non ti lascio  un biglietto dove ti dico di non cercarmi perché non sono sola, non mi vedrai in tele con il nome nella cintura che brilla, non mi   troverai all’entrata di un ufficio. Se ci vediamo mi innamoro e  piango.  Ti dico solamente che io quando non vedo più una persona con la quale sono stata bene  piango.  Succederà? Probabile.  Mi affeziono alle  persone che mi parlano e mi dedicano il loro tempo.   Vengo, ci vediamo e quello che  accadrà non lo so.  E non lo voglio sapere.  ma quando  io prenderò il treno per tornare  a casa mi dovrò girare dall’ altra parte   con le mani nel viso.  Ho la mente piena di pensieri,  e di cose che vorrei dirti, ma scappano fuori dalle orecchie accidenti ma  respirando, spero di recuperarle dentro di me per poterti scrivere un’altra volta.  Senti io non sono una persona tanto normale. Non ti stupire se  mi innamoro.  Non ho detto di stupirti se facciamo l’amore.  sarei dovuta uscire dalla chat il giorno stesso in cui ho visto il  tuo nick name.Stai attento a quello che dici perchè  potrei accettarla tua proposta di imbarcarmi con te. .. ho paura di me, delle mie reazioni, dei miei pensieri, non sono normale, ho pochi pregiudizi e questo  mi  fa da propulsore. Sono piena di difetti e mi innamoro con una estrema facilità.  Con la diretta conseguenza di incasinarmi la vita. Come posso misurarmi  quando dentro mi sento una bomba che esplode?  Mi incanto a guardare chissà cosa  pensando a dove potresti essere,  in quel momento con il tuo oggetto del desiderio? Amore vuole dire sorridere sotto i baffi mentre sei in compagnia pensando a tutt’altra cosa di  quella di cui ti stanno parlando?? Vuole dire fare l’amore con lui e pensare al viso alle mani agli occhi dell’altro??

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05/08/2004

    il primo s.m.s. che mi ha mandato era      giocasta non è una donna da aspettare in ogni porto    intule dire come mi sono sentita. a metà strada tra nulla e provocata.  ha migliorato con quelli sucessivi.  quello subito dopo è stato  buonanotte amore e ricorda meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati.    poi un tardo  pomeriggio con la nebbia ero inginocchiata sul tappeto a casa  della mia amica  e lei sdraiata sul divano bianco mi raccontava le ultime del lavoro.  improvvisamente sento il tel che vibra. un messaggio. lo prendo lo guardo la gurado  per vedere cosa dice è muta aspetta come me di sapere.  è lui di nuovo   mi manchi       mi si  apre il cuore faccio finta che mi stressi ma sono pienamente  felice. scoppio di gioia.  poi di notte quando il tempo è  solo nostro   ci sarà una serata di festa in cui una voglia alzata dal vento mi farà sentire il tuo respiro. notte.      poi dopo una regata     siamo arrivati quarti vado a dormire sono distrutto.     mi piacciono i suoi messaggi  il telefono vibra  nella borsa, nella tasca,  di notte sul comodino,  di sera sul tappeto,  di pomeriggio dietro di me mentre studio,  mentre sono sul treno con le altre persone che mi fanno compagnia e mi vedono cambiare espressione  dopo una vibrazione  sepolta dal libri.     al ristorante,  mentre sono per strada        nell' inumano varcando il confine, conoscemmo anzi tempo la carogna che ad ogni  ambito sogno mette fine  oppure enigmistici  sono dentro la tua cena, cercami. bacio notte   e quella volta ho sorriso mentre mangiavo perche  immaginavo di mangirarmelo a pezzi.  mai ricevuto un mezzaggio piu erotico.  poi delle volte me la tiravo  vedevo il tel che  vibrava vibrava e poi partiva la suoneria e io li conil tel sul sedile della macchina a fianco al mio a guardarlo illuminarsi. br br br, br br br,  e io lo lascio virare. Non rispondo. poi si fiacca. se rispondo sempre.            cazzo sono geloso, è tutto il giorno che non mi  ami.     poi ancora risate al telefono, intenzioni sospese di fare qualcosa,   vorrei...  

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02/08/2004

il telefono

 Sto strippando,  devo frequentare le lezioni,  sto andando giu di testa, ci sentiamo abbastanza spesso. A forza di stare al tel  mi innamoro,  non capisco se fa così perché mi vuole trombare oppure se gli vado bene come sono. Oppure  basta  che una gliela dia… non riesco a  capire. Sto quasi innamorandomi  e se lo vedo  e ci  faccio qualcosa sono sicura di rimanerci in mezzo come al solito.  Neanche  tanto poi.  Con marcello  delusione totale, con Lorenzo mi veniva da ridere e non concludevamo…  se mi tromba e io mi /ci innamoro/iamo bene. Altrimenti niente.  Devo studiare inglese e andare a lavorare.

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30/07/2004

la rete

 Faccio notte al pc a scrivere le mail, non voglio piu  uscire di sera,  sono attaccata a questo schermo, a questa  schermata della chat che mi intrappola, al suo nickname,  da questi presagi che sento dentro di me, studio e scrivo, scrivo e studio, libri e schermo, schermo e libri, non avrei mai pensato. Io non esco  più, parlo poco, parlo con lui, parlo di quadri e significati,  dall’università   faccio la fila per il pc, per rispondere alle sue cartine nautiche, al suo mare e ai suoi sogni, alle sue sfere magiche in cui mi fa entrare, alle parole  dette per tel.  Di notte, in macchina con il freddo dell’autunno che arriva, corro a inglese  poi rimango a parlare in macchina sotto casa coni finestrini mezzi aperti, per respirare un po della stessa aria penso. Perchè vorrei essere da lui con lui, nella barca, nel sacco, nel  magazzino delle vele,  nascosta in un angolo della casa così nessuno mi sente, come forse era  un po che non mi sentivo nemmeno io. 

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la rete

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27/07/2004

 “Mi hai visto in tele??” mi chiede curioso.  Dice che c’era  anche la rai e che ha inquadrato più volte la sua barca.. io vedevo della gente, scrutavo tra gli  equipaggi, cercavo di vedere i volti, catturare un’ espressione ma non potevo sapere chi era tra tutti quei mariani.  Non ci siamo mai visti. Dice che mi ha mandato una  foto, non la voglio vedere, e se poi non mi piace, e se poi mi sono illusa e se poi mi lascio influenzare dall’aspetto, e se poi  non sonopiu come prima e se poi non lo voglio piu sentire…Arriva, senza che gliela chiedessi:  mani tagliate, occhiali e  dalla vita in giu  coperto. Mmmhh devo sospettare qualcosa?? Gli occhi. Sono importanti e le mani pure  e senza di quelle  non vale niente per me la foto, non la guardo nemmeno, non mi  incuriosisce sembra una persona anonima non ci entro dentro, guadro invece intorno, si vedono scorci di una barca a vela, cime, alberi, si vede il cielo dietro, si vedono i riflessi sulle parti in acciaio, era una bella giornata quando si è fatto fare la foto. Buon per lui.  Ma per me non cambia niente.   Gli dico che non me ne faccio niente della sua foto. Me ne manda un’altra, si vede abbastanza  bene è incontro luce  a petto nudo, con le gocce di mare sul corpo, al tramonto, nuvole rosse dietro di lui, sembra al timone ma  anche se gli vedo solo  la faccia, per me non cambia niente, non so perche ma è come se fosse la foto di uno sconosciuto, di una persona qualunque.  per me quello che importa è la voce, solo al telefono lo riconosco come cattivopresagio.  Lui non mi chiede la mia. Ma mi fa domande per sapere di che città sono, che cosa faccio nella vita, come sono, la curiosità avanza. Ma lui non sa niente di me, niente di niente, e non  ho intenzione di dire niente.  gli parlo, gli racconto, gli  spiego,  sono me stessa, non hanno importanza tutte le altre cose. A me piace cosi,  uno sconosciuto che mi cerca,  mi parla, mi conosce,   mi tocca il cuore per telefono, ridiamo e non desidero altro, devo nascondere questa “sensazione” nata da poco. Chissà se mi si legge in faccia che dentro ho  un sentimento chiamato“cattivo presagio”?

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22/07/2004

Il giorno dopo sono tranquilla sempre li, presa dalle mie cose, allestire la mostra, fare i  comunicati stampa, mi telefona. Sono attratta, curiosa di vedere cosa succede, cosa vuole, non memorizzo il n. non voglio che faccia parte della mia vita, della mia rubrica. Lo memorizzo solo visivamente non imparo nemmeno la sequenza dei numeri. Ha un accento che non è delle mie parti una vociona bella,  è sereno tranquillo, calmo. È curioso e io rispondo per quanto posso,  parliamo e cerco luoghi nascosti della casa e mi ci  intano, non voglio che nessuno mi senta,  che nessuno mi ascolti, capirebbero subito che non sto parlando in modo normale,  che chi è dall’altra parte non è una persona che mi conosce. E che conosco.    E farebbero domande. Alle quali non vorrei rispondere o risponderei con bugie. E non mi va di dirle. Sono contenta, non ho timore, mi fido e  non so perché. Ride, ha una bella risata, glielo dico, non ho paura di scoprirmi, di fargli sapere che mi piace, mi telefona mentre sto andando dal mio moroso, rimango nel parcheggio del cimitero sulla collinetta per un’ora e mezza a parlare con lui , con l’altro che mi aspetta a casa sua, ma non riesco a staccarmi dal telefono,  lui parla e io sono stregata dalla sua voce, dalle sue parole, non che mi dica frase d’amore, ma come lo dice, mi piace sentirlo parlare e parlare con lui. Mi piace che ami il suo lavoro, che sia contento di quello che fa, dice che per lui è la vita,  che non farebbe altro.  Poi corro dall’altro che con due schiaffi in  faccia mi fa sanguinare il labbro. Ma non mi interessa.  I giorni passano ci sentiamo sempre piu spesso, stiamo al telefono delle ore. sono le tre di notte, in serata mi dice di chiamarlo quando torno a casa di sera,  anche se è tardi, alle 3 lo chiamo dopo  un po di  squilli risponde,  era nel sacco della barca che dormiva, domani ha la regata, è importante  deve essere in forma, restiamo al telefono a parlare, sento che si accende una sigaretta,  me lo immagino li dentro, nel sacco,   di notte che galleggia nel mare in porto o non so dove,    mi  fa sentire il rumore della acqua contro la barca.   Alle 6 della mattina dal vetro della  mia macchina vedo il sole che spunta a est. “ mi devo alzare”   dice, poi  due bestemmioni e mi dice di pensarlo adesso che andrò a dormire mentre lui mi dice  “non ho dormito un cazzo”.  Mi viene da ridere a pensare come è messo, è stato a parlare con una sconosciuta fino alla mattina invece che dormire  e  riposarsi per il giorno dopo.

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20/07/2004

Di notte in chat, lo riclicco, mi chiude, lo riapro, mi richiude insomma una lotta, una gara a chi forse aveva il pc piu potente e  la migliore connessione. La sera dopo di nuovo, lo stesso nik, mi ci butto a capofitto, sorrido allo schermo del pc, parliamo con calma, cerco di nonessere invadente ditranquillizzarlo, ma non si fida, dice di chiamarlo mi da il n del cell, mi da la mail, cosi lui può accertarsi che non sonouna chelo vuole fregare.  Se si fida bene se no niente. Continuo a invadere la sua schermata, lui mi evita. Esco, impermalosita gli scrivo una mail offesa dicendogli che non voglio fargli del male che non sono nessuna delle sue donne che è stato molto maleducato e scortese con me. Mi risponde dicendomi che gli dispiace per come mi ha trattato e per come mi tratta ma non si fida. Mi rida tel e mail per contattarlo nel caso io sia davvero interessata alla sua simpatia. Ci rincontriamo in chat. Dinuovolo clicco sembra piu calmo mi fa parlare e mi racconta di se, Non so come lo chiamo, perche lui si fidi di me, perche voglio la sua fiducia, non so bene per quale motivo, ma lo chiamo: uno squillo poi “pronto”  e d'improvviso nuda, come se i vestiti mi si fossero volatilizzati di dosso, “ sono giocasta” gli dico e butto giu. Mi sento una pazza, telefono nel cuore della notte a uno che non so nemmeno chi è potrebbe essere un rapinatore sardo, un pazzo, un padre di famiglia, uno squilibrato tutto e di piu. Esco sul balcone fa caldo è estate, mi faccio vento con le mani aperte, mi chiedo se sono pericolosa , guardo il cielo stellato, che silenzio e che calma. Vedo sullo schermo le sue parole. Eri tu mi chiede. Mi devo riprendere, ho il cuore a mille mi chiedo dove mi sono infilata. Pero mi sento sicura razionalmente. Posso staccarmi quando voglio dal pc. Potrei anche non entrare mai piu in chat. Invece gli rispondo. Ero io digito con una lentezza che non ho mai avuto. Ed esco.

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Di notte chattavo, di giorno studiavo per l'esame di semiotica dell'arte due settimane per  6 libri stupendi che sarebbero da imparare a memoria tanto sono pieni zeppi di cose  interessanti. andavo aletto alle 5 dell amatina,  un sera l'ho incontrato il suo nik cattivopresagio mi spinge a cliccarlo,  nonmi vuole, mi chiude, mi respinge,  lo riclicco, poi lui di nuovo nonmi vuole, crede che si antonella, ma non sono antonella e non la volgio nemmeno essere, io sono giocasta, tanto pura e tanto casta, che ha la sua vita incasinata tra mille storielle di sesso e amicizia.  lui non mi vuole, non mi  accetta.lo faccio cadere piu volte dalla chat, mi racconta che è in barca, fa lo skipper  mi dice in grecia, mi affascina uno in mezzo al mare che naviga nella rete, che chatta, mi sembra moderno e antico allo stesso modo. dice che è solo, che crede che sia antonella, che ha dei casino conla sua donna, dice che fa fatto lo scemo con la su amica. lei si è arrabbiata.  lui crede che io si aun'altra. ma nonlo sono. e nonlovolgio essere.  voglio solo parlare con te mi impunto  io. no. è uno scherzo feroce mi dice.  ma io non ci mollo. mi incuriosisce, tanto lo so che è per una manciata di minuti che avro a che fare con questo  tipo dal nik da evitare.   non ho niente da perdere o di cui avere paura. 

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Questa è la storia di due persone che si sono conosiute in modo anomalo, io nonavevo mai incontrato nessuno in questo modo, e adesso voglio raccontatre e scrivere per farvi partecipi  di un pezzo del a mia vita:   io sono giocasta, la regina,  la freddona, ma  anche colei della quale non ci si puo dimenticare la dolcezza. lui è cattivopresagio, il capo dei songatori e  uomo da week end come ama definirsi lui.

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